CineArte on line 2007 - 213 - page 30

UNA NUOVA BIBLIOTECA D’ALESSANDRIA?
di Egidio Pentiraro
Se iniziassi questo editoriale riproponendovi, senza darvene ragione, alcuni celebri docu-
menti audiovisivi d'epoca, come l'audizione de
Le Pont Mirabeau
recitato dalla viva voce di
Guillaume Apollinaire, o la visione di una fotografia aerea di Nadar tratta da un volume con-
servato nella Biblioteca Pubblica di Boston, o l’anche più noto filmato de
L'arrivo del treno
alla stazione di La Ciotat
dei fratelli Auguste e Louis Lumière, non potreste intendere il senso
di questa mia suggestione. Infatti, non si tratta di scoprire o riscoprire alcunché di inedito, bensì
di dare una dimensione storica ad un viaggio sensazionale nel tempo e nello spazio, di cui i
nostri computer sono stati e sono i protagonisti.
Era il 24 dicembre del 1913, quando Ferdinand Brunot, un tecnico della Pathé, lavorando
sugli studi dell'abate Rousselot, padre della fonetica sperimentale, mise in piedi alla Sorbona,
per l’appunto con l'aiuto di Émile Pathé un vero e proprio studio di registrazione (diremmo
oggi), chiamandolo “
Les Archives de la Parole
”. Era la prima pietra dell'istituto di fonetica
dell'Università di Parigi, embrione della fonoteca nazionale. Quello stesso mattino il Brunot e
un gruppetto di scrittori: Paul Fort, André Salmon e il citato Guillaume Apollinaire, si adope-
rarono per tentare una prima incisione in voce, usando un tamburo di cera. E Apollinaire colse
l’occasione per leggere ad alta voce tre sue poesie:
Le Voyageur
,
Marie
e
Le Pont Mirabeau
.
André Salmon testimoniò in seguito che Apollinaire, udendo per la prima volta la propria voce,
se ne mostrò stupito, provando difficoltà a riconoscerla. Il prodigio era comunque compiuto.
Quell'incisione sul tamburo di cera, transitando poi su supporti diversi, è oggi digitalizzata ed
è fruibile ovunque in rete. A sua volta la fotografia di Nadar, “scattata” prima nel 1858 da un
aerostato, risulta essere l’esemplare di una delle prime fotografie aeree della storia. E lo spa-
vento degli spettatori alla vista del treno in movimento dei fratelli Lumière è poco più di un
aneddoto.
Oggi, ovviamente, non ci fa alcun effetto la riproposizione di quei documenti sul piccolo
schermo digitale di un computer o sullo schermo di una lavagna multimediale interattiva – o
LIM
che dir si voglia – avvezzi come siamo all'uso che la comunicazione radiotelevisiva fa di
tali documenti. Ma ciò non ci deve far sottovalutare l’incredibile portata della trasformazione
realizzata dalle recenti tecnologie, analogiche fino a ieri, oggi digitali: tali da fare intravedere
un futuro quasi inconcepibile alla comunicazione multimediale.
Per dirla con altre parole, le immagini in sequenza, le immagini fisse, il suono, il testo scrit-
to, non sono più prigioniere di un unico supporto, qual esso sia; e non lo è neppure la loro com-
mistione. Tutto diventa, giorno dopo giorno, modificabile, memorizzabile e fruibile nel tempo
e nello spazio in modi imprevedibili.
Ciò premesso, si intuisce quali e quante possibilità, e quale valore aggiunto, prospettino quel-
le che possiamo definire le nuove “teche” multimediali, che trovano il loro
unicum
nel fatto di
essere espresse con sequenze di 0 e di 1.
È possibile allora sognare con fondamento una nuova Biblioteca Reale d'Alessandria? Forse
sì, a meno che l'enorme potenziale di cui oggi disponiamo, trovi un limite in quello che potreb-
be sembrare un semplice dettaglio, ma non lo è: ossia, proprio nei sistemi o motori di ricerca
che rendono possibile il reperimento dell'informazione. Il dubbio ci sembra essere giustificato,
appena si rifletta che già ora non è più possibile utilizzare alcuni supporti di memoria che anda-
vano per la maggiore appena qualche anno fa, come ad esempio i
floppy disk
. Ma, soprattutto,
se si considera che il sistema di utilizzo delle risorse
hardware
trova un limite, ormai notevo-
le nell'accesso tuttora basato sul sistema del nostro computer utente e della macchina che lo
serve; e così pure di quelle collegate. In altri termini ci riferiamo alle macchine e al sistema di
macchine che contengono le informazioni. Per non dire della disposizione consequenziale del-
l’informazione, destinata ad accrescere di continuo il “rumore” e la ridondanza, che sempre di
più accompagnano le informazioni reperite; con l’aggravio della mole crescente, tuttora in
corso, della conversione dei vecchi formati analogici in formati digitali.
La risposta, non volendo cedere al pessimismo, sta in una nuova ”filosofia” della memoriz-
zazione, dell’accesso e della fruizione delle informazioni, che consenta un modello “ibrido” di
accesso e di sfruttamento delle risorse offerte dai computer, dalle reti, da Internet. Come dire:
che superi la nozione del computer “cliente” dell'informazione, e corrispettivo computer “ser-
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