CineArte on line 2007 - 213 - page 39

INTERVISTAAL PRESIDENTE DI
RAI CINEMA
FRANCO SCAGLIA:
CRISI O RISCATTO?
CineArte
Nel multiforme arcipelago delle istituzioni, delle singole personalità, delle
imprese che concorrono a dare senso e spessore al fattore Arte e Cultura del Paese,
RAI
Cinema
, società del gruppo radiotelevisivo pubblico, non è soltanto il caposaldo reale e
virtuale, che in virtù della sua preziosa autonomia – e in forza delle prerogative conferi-
tele dalla legge – sostiene il cinema indipendente con un sostanzioso contributo ideativo,
produttivo e finanziario, ma anche l’ago della bilancia nel contesto di una situazione
nazionale e internazionale complessa e ramificata. Al Presidente di
RAI Cinema
Franco
Scaglia, uomo di cultura e d’impresa, scrittore in proprio e
manager
, chiediamo il suo giu-
dizio nel merito della presunta crisi del cinema italiano, di cui tanto si è parlato e scritto
in questi ultimi tempi.
Scaglia
– Direi che è esattamente il contrario. Il cinema italiano ha mostrato nel 2010 incon-
testabili segni di ripresa, rispetto alla crisi – questa sì reale e non presunta – del 2009, che aveva
visto contrarsi bruscamente, dopo quasi un decennio di crescita ininterrotta, la sua quota di
mercato, calata dal 28 al 23 per cento, con una riduzione degli incassi del 14,4 per cento.
Per contro, nel 2010 la ripresa è stata netta, con aumento degli spettatori di film italiani del 47
per cento rispetto allo stesso periodo del 2009, ben oltre la crescita complessiva del mercato
(15,1 per cento) e rispetto al 13,3 del pur celebrato cinema statunitense, con una crescita dop-
pia, di quasi il 50 per cento, rispetto al mercato.
Vorrei comunque sottolineare che la contrazione del 2009 aveva risentito dell’impatto congiun-
turale dato da più fattori esterni, quali l’irruzione del 3D e la ridotta presenza, oggi in ripresa,
di film ad opera di autori di qualità, quali Muccino, Moretti, Ozpetek, Verdone, Virzì, Cristina
Comencini, Soldini, Salvatores, Tornatore e non pochi altri.
A questo proposito desidero evidenziare che è stata
proprio
RAI Cinema
a contribuire nell’ultimo decen-
nio alla distribuzione complessiva del film italiano,
nella sua qualità di
partner
industriale, oltre che come
genuino fattore di crescita, facendo leva sulle opere
dei grandi maestri come Olmi, Avati, Bellocchio,
Amelio. Al che va aggiunta l’individuazione di nuovi
talenti, sia nella realizzazione di opere prime e secon-
de, sia con interventi mirati e responsabili. Vorrei con-
cludere senza falsa modestia che è stato grazie al
finanziamento di
RAI Cinema
se hanno visto la luce e
riscosso il meritato successo, film come
Gomorra
di
Garrone,
Le chiavi di casa
di Amelio,
L’ora di religio-
ne
di Bellocchio,
Come Dio comanda
di Salvatores,
Caos calmo
di Moretti,
Questione di cuore
della
Archibugi,
Mine vaganti
di Ozpetek, accanto agli
esordi di
Notte prima degli esami
di Brizzi, di
Anche
libero va bene
di Rossi Stuart, di
Pecora nera
di
Celestini e infine di
Dieci inverni
di Mieli.
CineArte
Tra gli eventi di più recente impostazione che ci hanno maggiormente
intrigato come osservatori professionali e virtuali testimoni, figura il rilancio “epocale”
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