CineArte on line 2007 - 213 - page 261

Inseriamo nella rubrica riservata all’
Opinione
la presente intervista al pittore italo-brasiliano
Sante Scaldaferri per un motivo preciso: nella sua struttura dialogica essa si risolve in una sorta
di dichiarazione di Poetica personale che, nella scintillante varietà dei linguaggi pittorici
descritti, sostiene un vero e proprio principio di Estetica: non potersi dare arte che sia priva di
un contenuto o di un significato, saldi e riconoscibili, antropologicamente e praticamente
necessari e inconfutabili.
SANTE SCALDAFERRI
di Antonella Rita Roscilli
Intervista esclusiva realizzata a Salvador (Bahia) Brasile - ottobre 2009
Traduzione dal portoghese all’italiano di Antonella Rita Roscilli
L’ « italiano» Sante Scaldaferri è conside-
rato uno dei più importanti e rappresenta-
tivi tra i pittori brasiliani contemporanei.
La sua pittura, arte erudita su radice
popolare riflette il dramma e la tragedia
del popolo della regione dei “sertões”
nordestini del Brasile. Non è un regionali-
sta provinciale, ma, unendo un linguaggio
contemporaneo a una tematica brasiliana
di religiosità e cultura popolare, Sante rie-
sce a raggiungere una lettura universale e,
realizzando lavori di grande forza, riesce
allo stesso tempo, a creare un linguaggio
molto personale, creativo e inconfondibile.
Sante mi aspetta per l’intervista sulla
soglia della sua bella casa di Itapõa, a Salvador (Bahia).Vi si respira arte e creatività in ogni
angolo: mobili, quadri, sculture parlano della sua vita e anche delle sue origini italiane.
Può parlarci della sua infanzia e dei suoi legami con l’Italia?
Sono nato nel 1928 in una casa del Porto da Barra. Mia madre era arrivata dall’Italia già incin-
ta. Perciò io sono stato “fabbricato” in Italia” e “sbarcato”a Salvador, nello stato brasiliano di
Bahia. Quando avevo un anno e mezzo mio padre si ammalò e così tornammo a Trecchina, in
provincia di Potenza, in Basilicata, dove morì. Ho pochi ricordi di quell’epoca. Le vacanze a
Maratea e il nostro soggiorno a Napoli, dove mio zio aveva una bella casa al Vomero. Malgrado
ciò la forza atavica è potente e io sento di avere due identità che non si scontrano, anzi, vivo-
no in armonia. Mi piace ugualmente il samba e l’opera, e la mia identità italiana mi ha portato
varie volte alla conoscenza della mia origine. In Italia mi sento a casa.
Lei è uno dei più importanti e rappresentativi tra i pittori brasiliani contemporanei. Com’è
arrivato all’arte plastica?
Fin da bambino ho sempre pensato di diventare pittore. Così, quando ho terminato il ginnasio,
ho fatto la prova per entrare alla “Escola de Belas Artes”. Il cammino per conquistare una posi-
zione nel panorama delle arti plastiche è molto difficile e divenni noto avendo partecipato ad
esposizioni in varie città brasiliane. Così la critica conobbe il mio lavoro.
Lei appartiene alla seconda generazione di artisti moderni di Bahia. Può parlarcene?
La seconda generazione di artisti plastici moderni di Bahia sorse nel 1957. In quell’epoca i miei
rapporti con gli artisti della prima generazione erano molto cordiali. Ma con il tempo alcuni
artisti mi si schierarono contro, denigrando la mia adesione a nuovi linguaggi. Tuttavia, col
passare del tempo, i mass-media, attraverso la critica nazionale, vennero a conoscenza del mio
lavoro. Ho preso molte batoste, ma ne ho date io di più. Oggi non sono un artista realizzato,
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Sante Scaldaferri
- Foto di Dadá Jaques
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