CineArte on line 2007 - 213 - page 253

SUL CONCETTO DI BELLEZZA
di Vitaliano Tiberia
Strettamente legato al divenire storico ed alle fre-
quenti oscillazioni del gusto, il concetto di bellezza,
dal mondo greco antico ad oggi, ha trovato un'ese-
gesi positiva nel pensiero di una sua possibile eter-
nità o universalità connotata dalla spiritualizzazione
di modelli e dati reali. Kant, ad esempio, ha emble-
maticamente visto nel bello un simbolo di moralità,
"con la pretesa di un consenso universale".
Il bello, pietra angolare del concetto di forma, talo-
ra con eccesso di retorica è stato demiurgicamente
posto fra il bene e il vero, nel tentativo di armoniz-
zare distinzioni e differenze, dischiudendo orizzon-
ti ontologici per molteplici ermeneutiche dell'arte e
dello stesso significato della vita. Un collegamento
sottile ma saldo ha mantenuto uniti nel tempo, oltre
le ideologie ma intorno ad una stessa fede o ad uno
stesso ideale, mondi lontani.
Guardando al rapporto bello-bene-vero, se Padri
della Chiesa ed autori medievali, ma anche
Michelangelo e oggi Hans Urs von Balthasar, hanno
visto nella bellezza del creato un riflesso della bel-
lezza divina, alcuni filosofi del XVIII-XIX secolo,
padri del razionalismo moderno, con finalità altrettanto spirituali l’hanno spesso interpretata al
pari delle virtù, e come un dominio sulle passioni. Così Schelling ricorda che la virtù e la bel-
lezza consistono nel dominio dello spirito e della bellezza stessa sulle passioni, mentre
Nietzsche ritiene che solo come fenomeno estetico l'esistenza e il mondo sono eternamente giu-
stificati.
Alle origini del problema dell'estetica, Aristotele apre la
Metafisica
affermando che gli uomi-
ni tendono per natura al sapere e che amano le sensazioni per se stesse, in particolare la vista,
anche indipendentemente dalla utilità. Migliore esaltazione del corpo umano non si sarebbe
potuta fare.
Il corpo, realtà estetica per antonomasia, che, in era cristiana, a partire dall'Umanesimo-
Rinascimento, è stato artisticamente raffigurato nella sua nudità, e pertanto nella sua bellezza
primigenia, è "la soglia concretizzata della coscienza e della tattilità"
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, sue guide nell'elabora-
re le varie incarnazioni della forma. Da questa riflessione si può ripartire per un'educazione
all'estetica, che sia coscienza e sensibilità e quindi rispetto del corpo e della natura, con la quale
il corpo si relaziona.
Il corpo, dunque, punto d'equilibrio dell'interiorità degli spazi dell'anima e dell'esteriorità degli
incontri con la realtà, è come un'architettura in cui la dialettica interno-esterno genera la spa-
zialità – finalizzata al ricovero, alla possibilità di abitare bene – ma anche a formulare un’im-
magine, che è bellezza dell’abitare.
Il corpo, sede delle sensazioni, è morfopoiesi della vita: soggetto ed oggetto di percezione,
memoria, intuizione e desiderio, cesura mobile fra tradizione e modernità, protagonista costan-
te nel trascorrere del tempo e nel mutare del gusto; e dunque sostegno per ogni riflessione sulle
origini, il senso e le finalità della vita.
I fatti sensibili, se perfetti, danno vita alla bellezza e costituiscono l'estetica, l'investigazione
delle origini del senso, che può fondarsi, in relazione all’arte, sul gioco dei simboli; e che, nel
confronto di sensibilità e concetto, di intuizione e intelletto, si distingue dalla scienza per la sua
intenzionalità edonistico-spiritualistica e perché, essendo presa di coscienza sensibile-materia-
le, genera l'arte che è luogo particolare (come ricordava Heidegger) dell'apertura di mondi e del
porsi in opera della verità"
2
. I simboli, infatti, sfuggendo al nulla e dischiudendo il possibile,
durano nel tempo e si offrono a letture "trasversali", declinati come sono con suggestione di
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Atene, Museo dell’Acropoli: kore (Foto Mara Pacella)
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