CineArte on line 2007 - 213 - page 266

LA MEMORIA CHE SALVA
di Mario Luzi
La dicotomia fra l’
uomo interiore
, così definito da Sant’Agostino in un passo memorabile delle
Confessioni,
intento a cercare in sé il seme della Verità, e l’
uomo esteriore,
dissipatore com-
pulsivo della propria esistenza, sovente degradato a numero – se non proprio a ingranaggio di
un congegno di ignota o mal nota origine, socialmente dominante – non è mai stata così dif-
ficile da colmare come al tempo presente, in cui anche la più vaga attitudine a dare spazio
all’anima viene scoraggiata, derisa, cancellata d’imperio.
E poiché fra i dogmi avversi alla Persona domina, in dispregio della tradizione umanistica
cristiana, il mito di un’attualità identificata nell’ istante, destinata a scomparire nei sottofon-
di di un oblio suicida, pubblichiamo – in un sussulto di speranza – il testo ammonitore scrit-
to qualche decennio fa, nella luce di una
attualità perenne
, da uno dei più ispirati scrittori che
hanno fatto grande il Novecento poetico italiano. Fatene tesoro.
“La poesia, immersa nel tempo, lavora a strappare alle immagini del tempo la loro tempo-
ralità. Più volte è stato detto che essa è legata all’opera della memoria, che salva dalla consun-
zione i frammenti del passato e dà loro un senso per sublimazione. Poesia figlia della memo-
ria – è un detto antico, una specie di assioma. Ma credo che, così com’è e come viene per lo
più inteso, meriti una qualche messa a punto.
Memoria non è necessariamente memoria del passato...il presente è anch’esso, in modo
oscuro, carico di memoria: nella profondità della nostra ricezione incide come la replica di un
evento che si è sempre dato e si darà sempre in futuro. Liberato dalle scorie accidentali che col-
piscono il senso, nella sua sostanza penetra nella nostra attenzione più profonda come un segno
attuale di qualcosa che è nell’ordine indiviso del tempo e dell’umano. La poesia è il regime di
questo eterno presente.
Un frammento o un episodio del passato comincia a eccitare l’azione del poeta solo quan-
do non è più sentito come passato, e cioè perduto; nello stesso modo il presente entra nel campo
magnetico della poesia solo quando ha lasciato i suoi caratteri contingenti, il suo eccitato e stra-
niato brivido d’immediatezza. Presente e passato si allineano in uno speciale tempo dilatato che
è il presente di tutti i tempi. Il meccanismo interno della poesia comincia a funzionare nel punto
in cui la materia dell’emozione e dell’espressione si colloca in quel tempo che possiamo defi-
nire secondo un antico vocabolario come il tempo della durata […]
Allora in che senso la poesia porta in salvo il passato? Solo riscattandolo dalla sua condi-
zione di passato, dall’avvilimento del ricordo. Esso lo reinserisce dunque allo stesso titolo nella
circolazione del tempo che è, bene o male, tutto presente nel linguaggio della creazione poeti-
ca così come lo è nella natura. La memoria resta una facoltà sovrana non perché fissa il tempo
ma perché lo libera dalla fissità del passato e ne cattura i segni operanti, ne rivela la continui-
tà e concorre a decifrare il senso della realtà vivente [....]
E il futuro? È forse escluso, quando uno dei luoghi oratori più coerenti è appunto questo,
che la poesia è profezia? La risposta più sicura mi pare questa: che la tensione stessa del lin-
guaggio poetico non sarebbe pensabile senza lo spazio del futuro. La Poesia tende naturalmen-
te al futuro come il moto creativo di cui partecipa.”
(Il testo è tratto da “La creazione poetica? ”, in
Naturalezza del poeta
, Garzanti Editore)
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