CineArte on line 2007 - 213 - page 440

MARIO LUZI 1990:
Dal quotidiano
Il Messaggero
MA DOVE È ANDATO A FINIRE IL BEL PAESE?
“È MAI stata così
brutta
l’Italia? Così gretta, così brutale, così volgare, così accecata da
egoismi particolari, corporativi, locali? Così pronta a disfarsi di ogni remora, a disconoscere
ogni principio, a irridere ogni retaggio di cultura, di umanità, di sogno o utopia? Così ottusa e
piatta? Così truculenta e sanguinaria? Così cinica?
Tanto che nessuna eccezionale generosità di volontariato e di servizio, nessuna opera sin-
golare di solidarietà e di missione (che pure sporadicamente fiorisce nella palude) ingentilisce
il volto sfatto e bieco con il quale si presenta a chi perde un po’di tempo a guardarla. Nessuna
tensione a nulla, nessuna aspirazione se non da grevi ingordigie ed altri ingordi traguardi che
poi altro non sono che uniformi e convenzionali oggetti o segni di un benessere che non dà leti-
zia e dunque non corrisponde al suo nome.
È mai stata così
brutta
l’Italia? No, a mia memoria e nemmeno a quella tramandata di
“Francia o Spagna…” e di altre antiche abiezioni che erano almeno contrastate da lampi di
grandezza individuale. E neppure ai tempi fascisti prima che, divenuti nazisti, si facessero sini-
stri e tragici, mancava a quella mediocrità e goffaggine sociale qualche ingenuo e quasi paesa-
no fervore, se non altro patriottico che animava la inerte massa mentre le vere tensioni e le
interminabili vigilie si consumavano nelle carceri o nei ricoveri del fuoriuscitismo.
È troppo delusivo, oggi, di fronte a dubbie ma amare recriminazioni dover ricorrere al soli-
to e certo inoppugnabile argomento della superiorità della democrazia la qual concede in ogni
caso il diritto di recriminare… .L’argomento non può essere invocato indefinitamente di fron-
te al concerto della corruzione e del malgoverno o dello sgoverno che imbestialisce il cittadi-
no offendendo interessi particolari e categoriali e in qualcuno, magari, un residuo senso di giu-
stizia e di dignità civile. Maltrattare una persona perché provi il sollievo di dire ohi! è la sorta
di sadismo che troppo spesso sembra applicare la democrazia italiana [...].
Il furore dissociativo che oggi percorre il paese non trova argini nella statualità, anzi quel
poco che di essa rimane sembra fatto apposta per attizzare l’astio: infatti questo rimasuglio
della statualità è solo burocratico, di cattiva, inefficiente, assurda burocrazia.
Aveva ragione Metternich? Alla prova l’Italia si è dimostrata quello che lui diceva? Una espres-
sione geografica, dunque? Un disegno temerario di politologi? Un lungo sogno di poeti? E ora
è un disvelamento definitivo questo suo, da
magna mater
a matrigna delle sue genti che in lei
non si riconoscono?
E cerchiamo di immaginare che cosa ci sarà per gli italiani o meglio per i peninsulari e gli
insulari quando l’Italia non ci sarà più come ente, ma solo come nominale reminiscenza: saran-
no, ma in quale condizione? [...].
Tutto questo è evidente a tutti, è tangibile, tattile, palpabile: ma non importa realmente a
nessuno perché l’organismo individuale o collettivo si abitua a vivere anche nel terriccio di
frana e perfino nella putredine. L’ignavia è sovrana: si esprime così nel
non fare
come nel
non
dire
e nel molto chiacchierare. Non si vede chi possa alzare la voce, ma qualcuno, “a cui que-
sto compete, dovrà pur tentare di farlo”. Questo scrive – e mi comunica “per conoscenza” – fir-
mandosi “un italiano 1990”, un cittadino, dirigendosi a chi? E da chi aspettando risposta?
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