CineArte on line 2007 - 213 - page 439

IL DIABOLICO NELL’ARTE
Fu una felice stagione sulla metà del Novecento, a partire dagli anni
Trenta, quella che vide nascere ricco di promesse, e maturare rapidamen-
te (avendo polarizzato su di sé in Europa la curiosità degli storici, l’acu-
me dei critici e i ritmi alterni di un pubblico in cerca delle proprie ragio-
ni) un genere cinematografico nuovo, dalle molte prospettive: il
Film
sull’Arte
, concepito nella sua nativa purezza lessicale.
La ricchezza dei fattori costitutivi, centrati sulla libera lettura dei proces-
si formativi dell’opera d’arte, e al tempo stesso sull’autonoma pregnanza
formale – mimetica ed esegetica – perseguita dai registi in veste di criti-
ci, conferì al film sull’arte un’ampiezza interpretativa e riproduttiva, con
tutti i sottintesi di natura filosofica ed estetica, che la situazione veniva di
volta in volta suggerendo: causa prima, questa, del frequente contrappor-
si dei presupposti metodologici, adottati dai relativi autori. Per ciò che
riguarda l’Italia, due furono i casi di maggiore risonanza: quello che fece,
del giovanissimo Luciano Emmer, il geniale inventore di un genere cine-
matografico e – all’opposto – il presuntuoso autore di storiette in forma visiva; e, secondo, il
caso riferito al filosofo Enrico Castelli (1900-1977): l’esistenzialista cristiano che, indotto per
intima convinzione a individuare sempre, nelle opere d’arte, l’impronta indelebile del rispetti-
vo contesto socio-culturale – dopo avere argomentato in termini apocalittici sul significato filo-
sofico del
demoniaco nell’arte,
inteso come sintomo realistico di fede stravolta – aveva ritenu-
to di riconoscere nel disperato e straziante universo pittorico dei vari Bosch, Bruegel, Van der
Leyden, Memling, e in genere degli artisti tardo-gotici fiamminghi, l’origine diabolica di una
irreparabile frattura operatasi nell’unità delle coscienze. E ne aveva scritto in proposito:
Chi
fugge il mondo della lotta
[per il bene]
ha l’atroce privilegio di essere affrontato direttamente
da dèmoni
[…].
Esseri strani avanzano. Non si possono veramente definire. Questo lo
strazio
demoniaco: arrivare alla soglia della comprensione e poi cadere nell’
abisso
del nulla. Chi
guarda è dannato, trascinato nel vuoto dell’incomprensione
[…]
e nel terrore della disperazio-
ne
1
.
Con tale disposizione pregiudiziale, confermata in termini filosofici, il Castelli aveva
intrapreso in qualità di sceneggiatore e coautore, con la regia del fratello Carlo e la musica di
Roman Vlad, la via del cortometraggio in bianco e nero – come ci espone ed illustra con appro-
fondita cognizione di cause e di effetti lo storico Raffaele Pettenuzzo, in un suo recente volu-
me su Enrico Castelli
.
A tal punto si era innestata la polemica. Avendo il Castelli sollecitato un giudizio critico sul
proprio testo cinematografico, primo di una serie di sette (che aveva per altro riscosso a Parigi,
nello stesso anno 1950, il premio Canudo, per il migliore documentario sulle arti plastiche) al
regista e critico Umberto Barbaro – laico schierato a sinistra – questi aveva stroncato l’opera
del Castelli mescolando il dileggio per la credenza nei poteri demoniaci con l’accusa di avere
tradito senza riscatto i principî di ogni estetica della forma.
Dal nostro attuale, inquieto ed inquietante punto di vista, evitando di prendere parti-
to nel merito di quella antica polemica (come fa invece con dovizia di argomenti il
Pettenuzzo) ci sembra interessante tracciare con i dovuti adattamenti temporali e dialet-
tici – ed invitiamo a farlo – un parallelo altrettanto angoscioso fra l’estetica demoniaca
del Castelli e la poetica dell’orrido ad ogni costo che permea paurosamente tanta, affine
arte contemporanea. Un tema critico, questo, da impostare
se non proprio da risolvere
a partire dai Bacon, dai Beuys, e dai loro assimilati “artisti” dello strazio compulsivo.
Vittorio Di Giacomo
1
Enrico Castelli,
La condizione umana. Cortometraggi da opere d’arte antiche e moderne
(dattiloscritto inedito), Biblioteca
Castelli, Roma. Sette sceneggiature realizzate:
Il demoniaco nell’Arte, La passione di Memling
,
Le Maschere e la Vita
,
Il
Fiume della vita
(a colori),
Il surrealismo e il sacro
,
Il Giocoliere
,
Il Misantropo.
1
H. Bosch, “Inferno”, part.
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