CineArte on line 2007 - 213 - page 365

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LAMUSICA E I MUSICISTI NEL CINEMA
La musica per film... Esiste di per sé, da ascoltare per i suoi valori intrinseci, al di fuori
dello schermo? La risposta più rigorosa sarebbe no.... Eseguire una partitura da film in
sede di concerto o ascoltare una colonna sonora incisa in disco, a rigore non ha senso”.
Con queste precise parole un già noto esperto di cinema e di musica – valutati in sé e nel-
la loro combinazione – dava inizio circa venticinque anni fa alla trattazione
dell’argomento in un capitolo apposito, inserito in una eccellente storia della musica uni-
versale. Venticinque anni non sono pochi, ma sono un abisso di tempo, se considerati in
relazione alla odierna velocità delle mutazioni, che si verificano in quello che è definito,
con locuzione appropriata, il contesto storico culturale. Basterebbe il fatto, in tema di
musica e film, che la categoria del
visivo
sia stata soppiantata, nel lessico comune, dalla
nozione e dalla corrispettiva locuzione di
audiovisivo
, per fare giustizia dei dubbi espres-
si da quel critico, in nome di un teorico purismo cinematografico, alimentato più che al-
tro dalla nostalgia per il cinema muto delle origini.
Va detto comunque che, al mutare dei gusti e del clima musicale, sono stati non solo gli
autori di cinema, risoluti a fare tesoro del fattore musica (come della parola) per ragioni
non soltanto drammaturgiche, ma pure in larga misura estetiche; ma lo sono stati con pari
risoluzione i musicisti, non più timorosi di squalificarsi facendo musica per quella specie
di sottogenere artistico chiamato cinema: anzi sospinti, il più delle volte, a misurarsi con
una dimensione percettiva e fantastica inedita, colma di sollecitazioni e di promesse. Fat-
to sta, tanto per fornire qualche facile esempio, che già in tempi insospettabili per la così
detta
purezza
del cinema, a fare della musica un ingrediente di valore assoluto, fossero
stati musicisti europei di gran vaglia come Saint-Saëns, Pizzetti, Mascagni, Honegger,
Antheil, Milhaud, Satie, Hindemith, Šostakovič e quel Gian Francesco Malipiero, al qua-
le va - con questa nota - la gratitudine dovuta a un geniale precursore. Due sono stati, sia
pure con i conflitti dovuti alle geniali scontentezze degli autori, i contributi prestati da
Malipiero al cinema. Precisamente a quel contestato
Acciaio
su soggetto di Luigi Piran-
dello, regia di Walter Ruttmann: film in bilico tra invenzione e realismo e, alcuni anni
più tardi, al documentario di Francesco Pasinetti, intitolato
Il giorno della Salute.
Film
capolavoro, quest’ultimo, nella sua obbligata concisione, andato purtroppo smarrito.
Della musica di Malipiero pubblichiamo nelle pagine seguenti due documenti-campione
della partitura: il frontespizio autografo e la pagina finale, con la firma e la data pure au-
tografa del grande maestro veneziano.
Segue
1...,355,356,357,358,359,360,361,362,363,364 366,367,368,369,370,371,372,373,374,375,...526
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